La decadenza della politica
La primavera siciliana si è espressa negli anni novanta con la rivoluzione nei Comuni; dapprima l’elezione diretta dei Sindaci, poi la stabilità amministrativa, in molti casi il buon governo. La svolta municipale sembrò dovesse cambiare il volto alla politica e riconciliare la gente con la cosa pubblica. Ma non fu così. D’altronde la palude amministrativa ha accompagnato Ispica per almeno tre lustri. Né poteva essere altrimenti, dato che i comitati di affari si erano sostituiti agli ambiti normali della politica e che i partiti si erano ridotti a dispensatori di favori per i propri clienti. L’intervento della Magistratura fu invocato da più parti come ultima spiaggia. Ma non potevano essere certo i magistrati a formare i nuovi amministratori, così verso la fine degli anni ottanta nell’incertezze delle regole e nel timore di finire indagati, uomini pensanti preferirono la fuga dalla politica. Poi venne la svolta, che si mostrò con il volto dei nuovi sindaci eletti direttamente dai cittadini e con il rilancio, apparente, dell’immagine della nostra città. Qjuel cambiamento, però, se da un lato avvicinò il popolo alla politica, dall’altro diede un colpo ulteriore alla credibilità dei partiti. Non c’è dunque da meravigliarsi se l’80% dei residenti ispicesi adulti tenga in scarsa considerazione i partiti dichiarando di avere in essi per niente fiducia. Anche i primi cittadini hanno registrato un basso gradimento. La popolazione aduta ispicese, non stima i partiti e non ha fiducia nel sindaco, considerano l’impegno sociale agli ultimi posti nella graduatoria dei valori. La pratica dei partiti erogatori di favori o dei politici primi attori porta alla disaffezione dei cittadini, ma senza politica e quindi senza governo autorevole e fattivo della società c’è il ritorno alla giungla, Da dove ripartire? Se ci seguirete nel cammino che abbiano intrapreson









