Il trio lescano
Il Trio lescano Partito del sud
Dell’Utri l’ideologo Miccichè l’ideatore Lombardo il traghettatore
Da Finocchiaro Aprile al Trio Lescano
Il Trio Lescano (Dell’Utri,,Miccichè e Lombardo) qualunque cosa abbiano in mente (insieme, divisi o addirittura l’uno contro l’altro) sono chiamati a un’impresa: smentire una lunga tradizione di partiti e partitini e gruppuscoli e clan e molecole meridionalisti troppo spesso così estemporanei tra risultare bizzarri o addirittura ridicoli.
Dice Lombardo che «stavolta sta nascendo una cosa seria». Che vuole «riequilibrare il peso schiacciante della Lega Nord». Ricorda che «Bossi difendendo gli interessi settentrionali fa il suo mestiere. Solo che è ora che nasca una forza che difenda fino in fondo gli interessi del Sud». Quindi? «Abbiamo 2 senatori e 8 deputati. Pochi. Ma non voteremo più un solo provvedimento che danneggi il Mezzogiorno. Mai più. Saremo intransigenti. C’era un patto con Berlusconi: non è stato mantenuto. Non tradiremo la maggioranza, ma difenderemo il Sud metro per metro». Rivela che anche Miccichè «sta mettendo su due gruppetti parlamentari, alla Camera e al Senato, con lo stesso obiettivo: riequilibrare il peso del Nord».
Come andrà a finire? Boh… Certo l’ostacolo più grande, per quanti accarezzano il sogno d’una specie di Lega Sud, è che di «Leghe Sud» ne sono già nate negli anni a bizzeffe. Destinate l’una a essere risucchiata da un’altra. A scontrarsi in tribunale per il possesso del nome. A scatenare risse intestine meschinelle nel segno della guerra ai busti di Garibaldi, degli appelli a rimuovere le piazze Cavour.
Sono passati decenni, dal giorno in cui un cinegiornale della Settimana Incom spiegò: «Il movimento indipendentista siciliano ha presentato due liste per la costituente. Il presidente Finocchiaro Aprile ha inaugurato a Catania la campagna elettorale. Il leader viene portato in trionfo al teatro Sangiorgi. La decorazione del palcoscenico raffigura l’emblema della Trinacria. Il discorso di Finocchiaro Aprile è di netta opposizione. In esso si dichiara che i siciliani amano l’Italia e se vogliono dissociarsi da lei per creare la nuova Confederazione Mediterranea ciò non deve suonare offesa. In un’intervista concessa dal nostro inviato Finocchiaro Aprile ha accennato al programma che porteranno alla costituente. “Noi difenderemo” ha detto “un progetto di confederazione di Stati italiani sul tipo Nord americano. Ciascuno Stato potrà governarsi liberamente da se. alla Sicilia si sta già promettendo l’autonomia. Non ci basta. Vogliamo l’indipendenza».
Sono passati decenni e, dal tramonto di quella stagione, si è visto di tutto. «L’ora della storia batte sull’orologio del Sud» proclamò anni dopo Giulio Tremonti. Macché, risposero via via le regioni meridionali buttandosi una dopo l’altra a sinistra. Fu allora, in un momento di sconfitte azzurre a ripetizione, che spuntò nella riccioluta capa di Gianfranco Micciché l’idea di «una specie di sottogruppo parlamentare che tenga gli occhi aperti su tutto ciò che avviene alle Camere intorno ai temi cari al Mezzogiorno che faccia da contraltare a questa immagine di un governo attento prima di tutto agli interessi del Nord».
Insomma: fuochi d’artificio tanti, sbocchi politici pochi. Fino a una riunione, la prima in assoluto, a Cosenza, nel gennaio di quest’anno, con la benedizione di Lombardo, di un folto gruppo di gruppetti: dai Centri di azione agraria a Noi Meridionali, da Uniti per la Puglia a Uniti per Matera, dal Partito del Sud a Sicilia Libera, da Lega Sud Ausonia a Unione federalista meridionale fino a Uniti per Castrovillari o Noi Borbonici. Obiettivo: «Dare vita insieme a una ’”Lega del Sud”».










