Essere cittadino ispicese
Essere cittadino Italiano, sentirsi figlio della storia, della lingua, del diritto italiano in quanto ispicese, da rendere praticamente impossibile una qualsiasi reazione, o meglio una reazione che sia davvero reazione. A noi, Italiani; a me, cittadino ispicese che ha sentito per tutta la vita come suo massimo privilegio, come la massima dote che le sia stata concessa al momento della nascita l’essere italiano, l’essere siciliano, l’essere ispicese è rimasto soltanto una cosa: il silenzio.
Io faccio persino fatica a scrivere per il mio periodico “Siciliasud”, che amo tanto e nel quale ho tanto creduto, perché non si tratta più neanche di commentare, in modo negativo o positivo, non si tratta più di cercare di spiegare agli ispicesi, ai miei lettori, un qualche punto di vista che renda comprensibile il singolo caso, una singola decisione, presa di volta in volta dal primo cittadino della mia città nella sua totalità, ma di far loro accettare l’idea che siamo degli imbecilli, che abbiamo il dovere di comportarci e di crederci imbecilli; che dobbiamo obbedire a governanti che vogliono appunto questo: imbecille al punto da volere lo sfascio psico-fisico della persona, da favorirlo con il suo stesso denaro; da non aprire neanche bocca di fronte allo sperpero delle tasse che siamo chiamati così duramente a spremere ogni giorno dalle nostre tasche, perché dobbiamo spenderlo soprattutto per uno scopo: far sì che per i prossimi cinque anni, il tutto si trasformi in regime dell’Arrusti & Mangia” così gli imbecilli elettori, debitamente istruiti nelle corti messe a loro disposizione, imparino cosa significhi essere credenti rusticani, e giudichino con la logica giusta, quella che a noi è proibita, che ad Ispica tutti credono nel futuro della collettività, perché quello che gli sta a cuore è favorire, il piatto dove si mangia, favorire il costume locale, i valori, la cultura dell’interesse personale. Perché non possiamo protestare? Perché non ci è permesso dire quello che ogni popolo ha sempre avuto diritto di dire, ossia che nessun governante, quale che sia il sistema di governo possiede né il potere né il diritto di svendere la terra dei propri sudditi?









