Come commissariare il mezzogiorno
L’editorialista del Corriere della sera Angelo Panebianco ha trovato la ricetta per mettere le cose a posto nel profondo Sud, che si segnala quotidianamente per le malandrinerie, mafioserie, fumisterie e chi più ne ha più ne metta. Un girone dell’inferno al quale, pare di capire, l’Italia deve sottrarsi con misure drastiche e tempestive, invece che con i pannicelli caldi che un governo dopo l’altro mettono in campo, e per ultimo il gabinetto di Berlusconi, tirando fuori dal cilindro la Banca del Sud, il Ponte ed altre facezie. Panebianco prende lo spunto dai casi giudiziari capitati a Clemente Mastella e signora, che dovranno rispondere di avere messo su una banca dei posti di lavoro, ben più redditizia elettoralmente di quella proposta dal Ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Centinaia di persone “sistemate” in enti pubblici, favori a gogò, clientelismo rampante, furbizie da premio Nobel e così via. Quanto basta per fare andare su tutte le furie, metaforicamente s’intende, il professore Panebianco, che pur avendone sentite tante in vita sua, stavolta non ne ha potuto più ed ha diagnosticato il male oscuro del Meridionale – irriversibilità . “I partiti, organizzati o no, pesanti o leggeri, sono strutture che si adattano all’ambiente”, sostiene Panebianco. “L’ambiente è il Paradiso? I partiti saranno composti da angeli. L’ambiente è l’inferno? Prevarranno i diavoli. L’ambiente chiede sostegno al mercato? E’ ciò che i partiti daranno. L’ambiente chiede spesa pubblica e clientelismo? I partiti soddisferanno la richiesta”. Da questo assunto, il suggerimento del professore: “assumere una pillola amara, o meglio costringere il Mezzogiorno a ‘curarsi’ con le cattive, visto che con le buone non ci riesce nessuno. Ed è inutile cercare ancora scappatoie, è come andare alla ricerca del Santo Graal”. Rendendosi conto che una simile operazione potrebbe incontrare qualche dissenso, Panebianco “blinda” il suggerimento con una proposta politica: “Occorrerebbe un accordo di ferro fra maggioranza e opposizione”. Messosi la coscienza a posto grazie al suggerimento utile, il professore non vuole certo passare per scemo, e perciò avverte: “Siccome quell’accordo non si può fare, continueremo ad ascoltare impotenti le notizie che arrivano dalla Campania e da altre zone del Sud lamentando le solite infiltrazioni, la solita corruzione, il solito clientelismo”. Siccome avete dato cattivissima prova delle vostre attitudini e i partiti sono lo specchio della società, è l’assunto del professore, bisogna togliervi il diritto di cittadinanza o quasi e affidare la cura, stavolta nel senso del “compito”, a chi può guarire la malattia che rischia di trascinare il Paese nell’abisso. E’ a causa dei coniugi Mastella che il Sud dovrebbe essere commissariato? Possibile che Panebianco abbia cancellato il ruolo di Roma, sede delle decisioni politiche, e di Milano, sede delle decisioni economiche ed imprenditoriali, nelle vicende che hanno avuto il Mezzogiorno come protagonista? Le coperture al malaffare sono venute da Roma, le alleanze con le mafie sono venute da Milano, oltre che dal territorio. Se la strategia proposta da Panebianco fosse giusta, dovremmo commissariare tre quarti del pianeta, da Washington (il più alto numero di reati d’America) a un pezzo dell’Africa, dall’est europeo al Medio Oriente. Il Corriere, del quale apprezziamo quasi tutto, anche il suo direttore, Ferruccio De Bortoli, ha ospitato una riflessione incolta e, sotto certi aspetti perfino inquietante. Credevamo che la questione del Dna meridionale fosse stata superata, invece non è così, e dobbiamo prenderne atto. Le aree di crisi – dove abitano corruzione, criminalità, degrado sociale ecc. – richiedono più democrazia, sicurezza e servizi, interventi a favore delle fasce più deboli, una giustizia che funzioni, una presenza capillare ed autorevole dello Stato attraverso polizie ben motivate, dotate di risorse e strumenti adatti. Così si creano le condizioni perché il Sud non si abbandoni alle lamentazioni, non pianga miseria, faccia la sua parte e se la sbrighi da solo. Invece che proporre una sfida “civile” agli uomini del Mezzogiorno, Panebianco espelle dal circuito delle decisioni i meridionali e invoca la “militarizzazione” delle aree di crisi del Sud. Una enormità, segno dei tempi. (La Stampa.it)









