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Disoccupazione ed emigrazione intellettuale.
Non c’è dubbio che l’emigrazione intellettuale rappresenta la più grave perdita di ricchezze, la sciagura peggiore che possa capitare ad una comunità, poiché questa è costretta a rinunciare alle sue personalità migliori, alle intelligenze più pronte e vivaci, a privarsi dei suoi figli più capaci e brillanti, quindi delle risorse più preziose. Ebbene, la nuova emigrazione ispicese rivela aspetti che prima erano assolutamente inediti e sconosciuti, trattandosi di una fuga di cervelli, ossia di un’emigrazione giovanile di tipo intellettuale, quasi un esodo con elevate percentuali e livelli di scolarità. Infatti, i giovani più intelligenti, colti e preparati fuggono dal luogo in cui sono nati, cresciuti e dove hanno studiato, anche perché non intendono (giustamente) soggiacere e piegarsi al ricatto clientelare imposto dai notabili politici locali che li costringono a mendicare la concessione di un lavoro che invece è un sacrosanto diritto che spetta ad ogni cittadino. Ma si sa che da noi la “cittadinanza” rappresenta un lusso riservato a pochi eletti e privilegiati, ai “figli di papà”. Invece, i “figli del popolo”, della povera gente, sono condannati ad elemosinare continuamente favori, elargiti attraverso un metodo arcaico che è probabilmente un antico retaggio del feudalesimo. Leggi il resto di questo articolo »
Mantenere il potere
Nel lontano 1994; Berlusconi e la sua truppa sono saliti al potere. In Iran il governo ha utilizzato poi, le forze armate per mantenere il potere, in Italia, invece, è stato sufficiente modificare la legge elettorale. In un colpo solo è scomparsa l’opposizione (la sinistra, i verdi e i radicali sono praticamente scomparsi dal panorama politico) ed è stato possibile far sedere in parlamento personaggi che nessuno di noi ha mai votato e che nessuno di noi avrebbe mai votato se non ci fosse l’attuale legge. Possiamo affermare che quello attuale è un governo che non rappresenta e non ha mai rappresentato il popolo italiano, né di destra né di sinistra. Quindi un governo di regime democratico. Un regime che si rispetti deve avere i suoi morti innocenti no? In Iran è cosi, a Cuba anche ecc…E in Italia? In Italia non è più cosi, non ci sono più morti ammazzati, ma ne abbiamo avuti migliaia e migliaia e non è un segreto. Tutti sanno che questa attuale classe politica è nata dalle stragi degli anni ’90,
Sicilia: ombelico della politica italiana.
Un mazzo di carte siciliane dal quale pescare, con un po’ di perizia e fortuna, la briscola vincente. Precisamente una briscola che consente di allargare la mano fino a cinque giocatori. Il gioco è un perfetto vestito sartoriale da cucire sulla politica siciliana delle ultime settimane, con una sola strategia: riequilibrare il peso delle alleanze sull’Isola, già dall’autunno, e riassestare diversamente il gioco di forze a livello nazionale a cominciare dal prossimo impegno elettorale quello delle regionali 2010, che coinvolgerà diverse regioni del Mezzogiorno. I giocatori al tavolo sono per il momento 5: il presidente della Regione Raffaele Lombardo; l’ex governatore Salvatore Cuffaro, lo stesso Udc, il Pdl e l’Mpa. Il Pd in questa fase rimane un po’ alla finestra, fa ordinaria e ordinata opposizione, in attesa probabilmente di acquisire la linea del nuovo segretario regionale che si eleggerà il 25 ottobre. Compito non facile per nessuno dei pretendenti, i candidati sono Giuseppe Lupo, Giuseppe Lumia, Giuseppe Messina e Bernardo Mattarella, in quanto nonostante si sia riuscito a dare vita al gruppo unico all’Ars, le divisione rimangono spesso nette tra le diverse anime del partito, a cominciare dagli ex diessini e margheritini.




