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Libera Chiesa in libero Stato
Un’onda “neoguelfa” sta scuotendo il Paese. Dal cuore del Medio Evo, torna a rivivere quel movimento di idee che attribuisce alla figura del Papa l’esercizio di una specie di protettorato “super partes” nei confronti della vita civile italiana, fino a fare del Magistero della Chiesa l’unico custode dell’unità morale della nazione. Campione di questa “rinascita”, oggi, è Giuliano Ferrara che, forse della sua “laicità religiosa”, ha saputo unire il mondo snob e radical-chic “riformista” ed il populismo mediatico, che gli offre la presenza in televisione e sulla carta stampata. Da Marx al Papa, passando per Berlusconi, questo il tragitto cultural-politico del’ex comunista. Niente di nuovo sotto il sole. La storia del nostro Paese, ciclicamente, torna ad essere percorsa da questo desiderio di ritorno nelle “braccia della Chiesa”. Mentre il mondo si evolve verso uno Stato libero e moderno, l’italia torna ad essere una parrocchia. Nel nostro Paese, a causa della secolare presenza di due Sovrani, esiste la sensazione che l’Italia soffra di inferiorità e di incapacità a farcela da sola. Per cui, i politici hanno la tendenza a porre le sorti dello Stato nelle mani di una entità più grande e più salda, di quanto possono essere le istituzioni civili: Santa Romana Chiesa. In pratica, il nostro Paese soffre di quel complesso di subornazione ideologico, che lo porta nei momenti di crisi a rinunciare alla propria sovranità ed alla propria identità nazionale, e ad affidarsi al “Popolo di Dio”.Questo deriva dal degrado della nostra cultura politica e dell’etica pubblica. Per capirci meglio, la Chiesa Cattolica, grazie al falso di Costantino, divenne “religione di Stato”, e lo spirito greco-romano, simbolo della civiltà e di carattere politico, fu “sostituito” con una leggenda. In questo declinare di antiche virtù, si inserisce l’influenza neo-guelfa. Quando lo stato non è più in grado di gestirsi da solo, si ricorre alla soluzione di delegare alla Chiesa ed alla ua dottrina la responsabilità di governo. Soltanto troncando questo cordone ombelicale che, da secoli condiziona l’Italia, potremo finalmente tornare ad essere una re pubblica, governata dalle leggi e dal “mos maiorum” e non da fondamentalismi.



