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Fine delle vacanze , rimbocchiamoci le maniche

Significativa la dichiarazione apparsa su tutti i giornali on line: “Chi costituisce gruppi autonomi in Parlamento, nei consigli regionali, provinciali e comunali si mette automaticamente fuori dal partito”. A parlare Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, con tono netto ed inequivocabile, diretto in particolare ai finiani di Futuro e Liberftà per gli Italiani e al Pdl Sicilia di Miccichè. Questa posizione del coordinatore nazionale del Pdl, potrebbe avere delle conseguenze  catastrofiche grazie al famoso effetto a cascata. Le conseguenze appaiono dunque inevitabili: coloro che hanno formato in Sicilia, nell’Assemblea regionale, nei consigli provinciali e comunali, gruppi autonomi sotto l’egida del Pdl Sicilia, sono automaticamente fuori dal Pdl. Sul significato di quell’automaticamente non dovrebbero esserci dubbi sul piano concettuale e lessicale – i ribelli non fanno parte del Pdl. Ma se si da conto a questa dichiarazione le implicazioni sarebbero serie: tutti coloro che hanno formato nell’Isola –e sono tanti – gruppi autonomi fuori dal Pdl, come Pdl Sicilia, non fanno più parte del Pdl. E allora cosa accadrebbe alla Provincia di Ragusa e in qualche comune ibleo. Come dovrebbe comportarsi l’on Minardo, Nino, di fronte a questa presa di posizione?   Ma c’è  un’altro dettaglio non trascurabile: il capo dei rivoltosi siciliani è un membro del governo nazionale, Gianfranco Micciché, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio. Significa che è “automaticamente” fuori dal Pdl”, avendo dato vita al gruppo parlamentare regionale del Pdl Sicilia, gruppi consiliari in alcune realtà locali? C’è di più: Micciché ha trattato, e tratta, la partecipazione al governo regionale presieduto da Raffaele Lombardo, nel quale si trovano da quasi un anno due rappresentanti del Pdl Sicilia, Michele Cimino e Titta Bufardeci. Secondo alcuni, quelli della scissione, il fatto che Micciché abbia sempre spiegato che la sua ribellione non è rivolta contro Silvio Berlusconi ma contro i rappresentanti del Pdl siciliano, costituisce una eccezione ed è per questo che   ha incontrato comprensione nel suo leader. Però c’è anche il rischio che questo automatismo rivendicato da Verdini possa dare una mano ai mezzi alleati del Pd siciliano, quella parte che potrebbe entrare nel governo regionale a vele spiegate insieme al Pdl Sicilia “berlusconiano” con motivazioni politiche e convenienze tattiche che sono state spiegate da autorevoli dirigenti. La discriminante finora manifestate – nessun patto di governo con il Pdl – è sulla carta rispettata se l’automatismo è proprio tale. Se i ribelli non fanno più parte del Pdl, infatti, il veto decade altrettanto automaticamente. In verità a questo punto stiamo facendo della fanta politica aiutati da un articolo apparso su siciliainformazioni.com.  In questi fparticolari situazioni politiche, il Gattopardo fa sempre la parte del Leone

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