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Lettera aperta al Col. Gheddafi

 Eccellenza, Colonnello Gheddafi.

In un famoso discorso tenuto a Roma, con la consueta sobrietà e con la solita e apprezzabile lucidità, lei disse, spiegandoci la parola ‘Democrazia’ : “Demos in arabo vuol dire popolo e crazi vuol dire sedia. Cioè il popolo si vuole sedere sulle sedie. Se noi ci troviamo in questa sala siamo il popolo, che si siede su delle sedie, e questa andrebbe chiamata democrazia, cioè il popolo si siede su delle sedie. Se noi invece prendessimo questo popolo e lo facessimo uscire fuori, se avessimo invece preso dieci persone e le avessimo fatte sedere qua, scelte dalla gente che stava fuori, e loro invece sono seduti qua, quei dieci, questa non sarebbe da chiamarsi democrazia. Questa si chiamerebbe diecicrazia. Cioè dieci sulle sedie. Non è il popolo a sedersi sulle sedie, questa è la democrazia. Finché il popolo non si siederà tutto sulle sedie, non ci sarà ancora democrazia”. Dopo un monumentale giramento di testa, Gian Antono Stella ne ricavò sul Corriere un pezzo memorabile. Ma il punto è un altro. Dall’enunciato ci par di capire che lei sia un grande esperto di terga e di sedie, cioè di poltrone del potere, scolpite a misura dei posteriori che l’occuperanno. Ecco, si tratta di una pratica che i nostri governanti siciliani applicano in malo modo. Prenda il caso dei soprintendenti e delle nomine recenti. Si sono scippati (se lo faccia tradurre in libico) i capelli fino all’ultimo bulbo pilifero. Il risultato? Culi (ci consenta) e poltrone col manuale Lombardo – ex Cencelli -, col contagocce, dopo voci di corridoio, sussurri, strazi, lazzi e tragedie. Una fatica. Una faticaccia anche per i giornalisti che hanno l’obbligo di seguire e raccontare la commedia, come se fossimo davvero interessati, come se fosse seriamente di interesse. Tutti intruppati a scrutare la pendenza della guancia presidenziale, per acquisire auruspici, segni, intendimenti. Invece, vuole mettere che bello con lei, Signor Colonnello! Un solo culo e una sola sedia, un solo uomo seduto sulla poltroncina girevole della “democrazia”. Alla fine dei giochi – cara grazia – uno striminzito comunicatino di “nominati democraticamente” da copiare e incollare, senza manco ragionarci su, senza scervellarsi. E sai che pacchia per le soprintendenze e per tutto. Procediamo sulla linea del sogno: palazzi del potere senza deputati, lacchè e cortigiani. Al massimo qualche placido cammello a pascolare ignaro. Tanto, grossomodo, il livello culturale è il medesimo. Ci pensi Colonnello e muova con le sue prosperose amazzoni alla volta della Sicilia. L’accoglieremo con le sedie levate in aria. Abbiamo già pronta perfino la replica per gli immancabili comunisti che potrebbero contestare la durezza delle sue patrie galere. Il carcere di Favignana è già peggio. Fonte il Vallone

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