Lo stato dell’Arte del Pdl alla Regione Siciliana
Il Pdl. Il Popolo della Libertà continua a rimanere diviso. Persino il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, considerato appartenente alla corrente dei “lealisti” – vicini al ministro della Giustizia Angelino Alfano e al presidente del Senato, Renato Schifani - non riesce a mantenere del tutto il suo ruolo super partes ed è convinto sostenitore di un rimpasto necessario nel governo regionale, oltre ad essere fortemente critico nei confronti di Lombardo. Qualche settimana fa, inoltre, c’è stata una polemica tra lo stesso Cascio e il capogruppo dell’Mpa, Francesco Musotto, sui critici bilanci regionali, con diversi botta e risposta che hanno finito con il fare rispondere al presidente dell’Ars che, forse, all’onorevole Musotto non era ancora andato giù di non essere diventato lui presidente dell’Ars. Sempre vicino ai lealisti, ma con un gruppo proprio insieme al senatore Pino Firrarello, c’è il coordinatore regionale Giuseppe Castiglione, tra i maggiori oppositori di Lombardo e, in contrasto netto con la corrente degli “ex ribelli” capitanati dal sottosegretario Gianfranco Micciché. L’ultima polemica, Castiglione ha definito esclusivamente politiche le scelte dei manager della Sanità siciliana. Al coordinatore regionale del Pdl probabilmente non è andata giù che, ancora una volta, l’ala vicino al sottosegretario Gianfranco Micciché ha fatto la voce grossa, raccogliendo più di tutti proprio sulle nomine nella Asp e nelle Asl: fanno riferimento a Micciché, esattamente, Franco Maniscalco, vicino anche al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e messo a capo dell’Asl di Siracusa, Fabrizio De Nicola, vicino all’assessore all’Agricoltura Michele Cimino e arruolato a capo dell’Asl di Trapani e Dario Allegra, già ai vertici delle municipalizzate di Palermo e nominato al Civico di Palermo. L’ala appartenente alla corrente Schifani – Alfano, nella quale appunto si rivede Castiglione, si è dovuta accontentare di una sola nomina, Mario La Rocca, dirigente dell’Assessorato al Turismo, già ai vertici delle Ferrovie siciliane e designato alla guida del Policlinico di Palermo. Sempre i lealisti del Pdl, al loro interno, si dividono in “pontieri” ed i “fondamentalisti”. I primi, che fanno riferimento ad Angelino Alfano, guardano a un superamento delle divisioni interne. I secondi, non vogliono per niente scendere a patti con l’ala di Micciché. Il capogruppo del Pdl a Palazzo dei Normanni, Innocenzo Leontini, cerca di non collocarsi apertamente in nessuna di queste correnti anche se il suo riferimento politico rimane il tandem Alfano – Schifani. Infine bisogna considerare l’ala finiana e gli ex di An che, sostengono il governo Lombardo e considerano positivo l’operato del governatore. Quest’ultima corrente fa riferimento a Dore Misuraca, proveniente da Forza Italia, considerato un berlusconiano, ma lontano dalle posizioni dei lealisti, e l’area An, con, tra gli altri, Fabio Granata, Carmelo Briguglio e Nino Strano. E proprio dalle debolezze del Pdl potrebbe nascere la forza di chi vuole fondare nuove realtà o ridisegnare i pesi della politica in Sicilia con ampi riflessi su Roma. Ma il Cavaliere tutto questo lo sa. L’Mpa. Il partito del presidente della Regione, stranamente, è quello che interpreta il ruolo più passivo. In fondo il partito è riuscito a piazzare uomini e guadagnare poltrone importanti. Nella condizione attuale può essere considerato un vaso dentro il quale attingere quanto può essere utile per costruire il nuovo progetto politico del suo leader. D’Altra parte, forse, lo stesso governatore comincia a considerare la parentesi del Movimento per le Autonomie sul viale del tramonto, riconoscendolo però quale demiurgo necessario che l’ha condotto fino alle posizioni attuali. Gli stessi colonnelli di Lombardo, per il momento, sotto i vessilli dell’Mpa stanno cercando di costruire il tessuto politico, di candidati e consensi, fuori dalla Sicilia nelle altre regioni del Sud che andranno a votare nel 2010. Anche dentro gli autonomisti il clima non è idilliaco e lo stesso presidente della Regione ha dovuto inghiottire qualche boccone amaro, a cominciare, ad inizio di esecutivo bis - dalla votazione, in commissione Sanità all’Ars, del nuovo presidente (Giuseppe Laccoto) poltrona persa dal centrodestra, a discapito di un uomo del Pd, sostenuto inaspettatamente da ben due voti provenienti proprio dall’Mpa. Sicilia chiama Italia: Sicilia sempre più laboratorio e ombelico della politica italiana. (Agenzia Asca)

