I sondaggi di Siciliasud.net        


           

Autotrasporto: Lombardo, mio governo al lavoro, no a proteste

(Adnkronos) – “Leggo che si annuncia la ripresa delle proteste da parte del cosiddetto movimento dei Forconi, pare perche’ non siano stati convocati ai tavoli tecnici. Ma noi cosa stiamo facendo? Forse e’ il caso di renderne conto a scanso di equivoci e in modo che nessuno abbia l’alibi per inscenare proteste che magari gli danno la ribalta della stampa o della tv, ma che hanno lasciato macerie in Sicilia”. A dirlo sul suo blog e’ il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. “Ho ricevuto molte persone – aggiunge – a partire da Tamburello un imprenditore che sta sul mercato e che ha dovuto licenziare personale e con il quale abbiamo parlato di cantine, consorzi e di un vino di base che dobbiamo fare e per il quale siamo in fase avanzatissima di progettazione e di realizzazione. Stiamo organizzando una collaborazione tra le forze, la nostra Forestale, l’Istituto zooprofilattico, la Guardia di finanza e i Nas, per il controllo, a cominciare dalla Sicilia, contro il taroccamento, uno dei punti della piattaforma di chi protestava e di tutto il mondo agricolo. Mi aspetto che anche a Roma si faccia cosi’. La vicenda di Vittoria con i prezzi eccessivi dei prodotti di cui abbiamo letto in questi giorni non e’ ovviamente estranea a questo tipo di ragionamento. Quindi il controllo anche da parte degli istituti sanitari per verificare che il prodotto sia sicuro. Cominciamo dalla Sicilia e lo faremo con grandissimo rigore e lo faremo giorno per giorno in modo che si capisca che non si puo’ colpire ne’ il produttore ne’ il consumatore”. “Ancora, ho incontrato fino a poco fa – ricorda il governatore siciliano – il presidente della Serit, la dottoressa Cannata. Stiamo lavorando per alleggerire la pressione della Serit sul mondo agricolo e sull’artigianato. Il fotovoltaico, stiamo lavorando per istituire un fondo di garanzia che aiuti gli agricoltori, gli artigiani, le famiglie che vogliono farsi il loro impianto. Per cui ci sarebbe un limite di prestito per le banche e poi bisognerebbe intervenire per il resto. Se riuscissimo ad assicurare una media di 100 kilowatt ad ogni famiglia daremmo una mano all’economia siciliana come non mai. Questo fondo da 1 miliardo andrebbe istituito anche utilizzando il nostro patrimonio immobiliare e daremmo una mano grandissima al mondo agricolo e a tutti i siciliani”.

Cittadinanza e legge elettorale

Il premier ha chiarito che su diversi temi il governo non intende intervenire. Alcuni argomenti come la bioetica, la legge elettorale, la riforma dei regolamenti parlamentari non sono “parte della missione di governo”, ha spiegato. Ed ha aggiunto: “Io ho opinioni personali, ma non le considero parti della missione di governo. La cittadinanza, la bioetica, la legge elettorale, i regolamenti parlamentari, sono questioni che devono essere sciolte e dipanate dalle forze politiche”. E ha concluso: “se, per soddisfare le coscienze dei membri del governo, entrassimo nell’agone del dibattito renderemmo più difficile l’appoggio di larga parte del Parlamento ai nostri sforzi”. Merkel e Obama. Infine la politica estera. “Io bacchetto la Merkel? Ma si immagini e figuriamoci se io la bacchetto… Ci sono stati tanti equivoci su questo: ho una grandissima considerazione per la Cancelliera”, ha tenuto a precisare Monti, che ha poi parlato anche del presidente Usa: “Gli Usa sono molto interessati che l’Europa ritrovi fiducia nel mondo e ritrovi sviluppo e vedono un Paese come il nostro che sta uscendo dalla zona problematica, hanno simpatie per questo sforzo e vogliono appoggiarlo anche in sede europea”, ha risposto il premier riguardo al prossimo incontro che avrà con il presidente Usa Barack Obama negli Stati Uniti.

Tra me e il terzo polo

Con il “no grazie” di Caterina Chinnici, il Terzo polo si ritrova punto e a capo, senza un candidato a Palermo. Soprattutto la componente finiana guarda sempre più a Grande Sud di Gianfranco Miccichè come possibile alleato per le amministrative. Magari al posto dell’Udc. Perchè sfumata l’ipotesi Chinnici (e tramontata anche l’ipotesi Gianni Puglisi, a cui nei giorni scorsi si è molto lavorato, sottotraccia), nel Palazzo le quotazioni di un fronte unitario del terzo polo, con Mpa e Udc dentro, sono tornate a calare. Mentre sembrano crescere quelle di una possibile intesa con Gianfranco Micicchè, sempre più lontano dal Pdl. Il leader di Grande Sud oggi su Repubblica ribadisce la distanza siderale dagli ex compagni di partito e la disponibilità a correre da solo, candidandosi in prima persona. A livesicilia, però, l’ex sottosegretario spiega che la balcanizzazione delle candidature rischia di danneggiare la città e mantiene aperto lo spiraglio per un’intesa più larga. “Se l’orientamento del nostro movimento sarà quello di correre da soli, allora in ogni città non potremo che metterci la faccia, ai massimi livelli. Il che significa che a Palermo toccherebbe a me. Questa resta al momento la nostra prima opzione”.  “La legge elettorale è cambiata. Leggi il resto di questo articolo »

“Che monotonia il posto fisso I giovani si abituino a cambiare”

I giovani si abituino a cambiare”Il premier parla al Tg5 e a Matrix. Alla vigilia del tavolo sul mercato del lavoro dice: “L’articolo 18 in certi contesti può essere dannoso. Ridurre l’apartheid tra chi è dentro e chi è fuori”. Sullo spread: “E’ sceso di 200 punti e lo farà ancora”. E sul clima politico: “Osserveremo una certa distanza dai partiti”

 ROMA - Lo spread che finalmente scende, anche se l’obiettivo prefissato non è ancora raggiunto, l’impegno preso dall’Italia con la Ue “severo, ma non impossibile”, i malumori di alcune parti politiche. Ma soprattutto la riforma del mercato del lavoro e l’addio all’idea del posto fisso: “I giovani devono abituarsi all’idea che non lo avranno. Che monotonia il posto fisso, è bello cambiare”, anche se bisogna “avere condizioni accettabili”. Mario Monti, ospite del Tg5 e di Matrix, parla dei temi caldi che il governo si trova ad affrontare, sottolineando con un certo ottimismo la capacità del Paese di fare fronte alle difficoltà. Leggi il resto di questo articolo »

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Castiglione (Pdl), scelta primarie no ad utocandidature per i comuni

(Adnkronos)- ”Ieri durante un coordinamento regionale del Pdl abbiamo individuato il metodo di selezione della classe dirigente. Per noi e’ quello delle primarie. Oggi qualcuno contesta le primarie, ma non sono altro che la scelta dei cittadini del candidato a sindaco. A nostro avviso va data la parola agli elettori”. Lo ha affermato il co-coordinatore del partito in Sicilia Giuseppe Castiglione, a margine di un incontro dell’Unione province italiane. ”Non condividiamo – ha aggiunto – la candidatura di Grande Sud, di un solo partito, quindi autoreferenziale, che non parte dai cittadini. Non la condividiamo ma la rispettiamo”. ”Per quanto ci riguarda – ha concluso Castiglione – il Pdl, la coalizione che gli e’ attorno, procederemo alla individuazione di un candidato consultando la base, cioe’ i cittadini. Questo l’abbiamo deciso sul piano nazionale e questo l’abbiamo confermato su quello regionale”.

LA GRANDE CONTRADDIZIONE: FARMACIE E NOTAI CONTRO ASSICURAZIONI E BENZINA

C’è un insanabile salto logico nei criterio adottato a Palazzo Chigi per alcuni settori. Nel caso di farmacie e notai, liberalizzare significa diminuire le privative, cioè estendere ad altri concorrenti la facoltà di vendere farmaci di alcune fasce in un caso, e aprire gli atti riservati ai notai all’esercizio da parte di avvocati e commercialisti nell’altro. Invece Monti e Catricalà hanno deciso per un aumento della pianificazione dell’offerta, regolata dallo Stato: 5 mila farmacie in più, ma eguali a prima; 500 notai in più l’anno, ma eguali a prima. Roba da gosplan sovietico: la liberalizzazione qui è parola fuori luogo. Al contrario, per gli assicuratori e per una fascia (assai limitata) di stazioni di carburante, il criterio seguito è quello di infrangere autoritativamente l’integrazione verticale delle catene distributive. L’agente monomandatario non è mai piaciuto a Catricalà. Ma il benzinaio, per offrire più proposte al cliente, dovrà pagare più piattaforme informatiche e temo che il prezzo salirà; mentre per gli esercenti di stazione proprietari di licenza e non integrati nelle compagnie petrolifere il prezzo prevalente sarà quello dell’80 per cento da cui continuerà a rifornirsi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Quanto alle scatole nere per la Rca (la responsabilità civile auto), saranno a carico delle compagnie i costi per l’installazione volontaria sulle auto degli assicurati. Sono dispositivi potenzialmente rivoluzionari, dal momento che possono fornire un’accurata storia del veicolo. Non si capisce perché non se ne sia lasciata la disciplina al mercato, integralmente e limpidamente. Chi vuole installare una scatola nera suggerisce, in virtù di questo solo fatto, di essere tendenzialmente più prudente di altri alla guida. Questo può influenzare la stima dei rischi: lo capiscono gli assicuratori senza bisogno di suggerimenti. E allora perché il governo non prova a dare una spintarella in questa direzione?

Il buono del decreto: Snam-Eni

La separazione proprietaria della Snam Rete Gas dall’Eni è attesa e continua a essere rinviata dopo un provvedimento di legge che la disponeva già nel 2003. Dovrà essere disciplinata da un nuovo decreto entro i prossimi sei mesi, a decreto governativo «cresci Italia» approvato. La separazione fra rete e servizio serve per evitare oneri impropri al consumatore, derivanti anche dalle politiche di approvvigionamento di lungo periodo «take or pay», adottate dal cosiddetto «incumbent». Vedremo a quali termini e con quale tempistica verrà resa cogente la riduzione della partecipazione dell’Eni al capitale della Snam. Ma perché il provvedimento investe solo la rete di trasporto nazionale e non anche gli stoccaggi? La Stogit (l’azienda del gruppo Eni che fa servizio di stoccaggio di gas naturale, ndr) ha in pancia la quasi totalità degli stoccaggi italiani, e il sottoinvestimento in questo segmento forse è solidale all’interesse con la capogruppo. Comunque un grande passo avanti per il mercato del gas, e l’Eni farà emergere valore nel suo titolo.

Televisioni e beaut contest

Avere deciso altri 90 giorni di dilazione per la riassegnazione delle frequenze digitali, con procedura diversa e onerosa, è una mossa da pokeristi «cattivi». Significa incertezza per le tv, significa attesa per l’intervento annunciato da Mario Monti in Rai, e significa minaccia a Mediaset, visto che la dilazione è come una pistola sul tavolo. Che il Pdl non alzi troppo la voce, altrimenti si cambia. Anche se nelle direttive Ue si faticherebbe a trovare altro che il «beauty contest», è ovvio che si può rimettere mano alla questione se Corrado Passera, ministro dello Sviluppo, apre una partita con le imprese telefoniche aggiungendola alla questione della rete in banda larga.

- MERCATO DEL LAVORO

L’avvio di lunedì 23 gennaio è una finta falsa partenza. Attenti a giudicare il ministro Elsa Fornero come un’ingenua. Non fu ingenuità, il 18 dicembre 2011, farsi sfuggire nell’intervista al Corriere l’accenno all’articolo 18 che ha subito irrigidito la Cgil e compattato su di lei Cisl e Uil. Allo stesso modo, non è un’ingenuità non avere distribuito il testo alle parti sociali, lunedì 23 gennaio. Fornero è uno dei membri del governo più preparati e più determinati, ha idee toste e meditate da anni nella sua materia. Al «mese di confronto telematico», una bella trovata che leva il tavolo rituale dei caffè notturni e del braccio di ferro ostentato agli iscritti, ha affidato tre messaggi chiari. Le piace il triennio d’inserimento nelle aziende con tutele crescenti della riforma Nerozzi-Madia. Le piace la limitazione più stretta possibile dei contratti a tempo, con l’idea di fare dell’Italia l’unico paese al mondo con un modello unico di contratto a tempo indeterminato. Le piace l’idea di un reddito minimo a copertura universale. Per il quale non ha fondi, ma si potrebbero ricavare dalla diminuzione della copertura pubblica alla cassa integrazione in deroga, se la cassa fosse ristretta a un anno, e dalla delega fiscale su deduzioni e detrazioni. I sindacati non potranno che dire no, finché non si capisce chi paga, e per quanto riesce a farlo oltre alle 52 settimane. Le imprese non potranno che dire no perché rischiano di pagare di più rispetto a oggi, e con un mercato del lavoro ancora più rigido. Perché la tutela giudiziale ai licenziamenti non solo discriminatori resterebbe, con rito abbreviato, e tanti saluti a molti anni di chiacchiere sulla riforma propugnata da Pietro Ichino e sulla «flexsecurity». Bisognerà lavorarci molto, il rischio di benzina sul fuoco del conflitto sociale imporrebbe cautela.

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